Il cuore può battere troppo forte, troppo piano o in modo irregolare. Il Dr. Filippo Placentino di Ravenna 33, cardiologo aritmologo, spiega quali sono le cause, i sintomi e come curarle

 Le aritmie sono un disturbo del ritmo cardiaco. Può infatti capitare che il cuore batta troppo lentamente, troppo velocemente o in modo irregolare. Sono piuttosto diffuse nella popolazione e, dato che possono essere di diverso tipo, è sempre bene rivolgersi a un medico aritmologo, ossia a un cardiologo specializzato in aritmie. «A grandi linee, le aritmie possono essere suddivise in tachicardie e le bradicardie. Nel primo caso il cuore va più veloce con battiti sopra i 100 al minuto, mentre nel secondo va più piano con battiti inferiori ai 60 al minuto», spiega il Dr. Dr. Filippo Placentino di Ravenna 33, autore di diversi lavori scientifici pubblicati su riviste nazionali e internazionali e relatore in congressi, che si dedica in particolar modo a impianti di pacemaker/defibrillatori e ablazione di aritmie cardiache.

TACHICARDIE

  • LA FIBRILLAZIONE ATRIALE

La fibrillazione atriale è sicuramente l’aritmia più diffusa nella popolazione adulta. La sua prevalenza e incidenza infatti aumenta con l’età. Il sintomo più caratteristico è la palpitazione ma può causare anche dispnea (affanno) sotto sforzo e può predisporre al rischio di ictus. «Il trattamento tiene conto del rischio di ictus che ovviamente può essere diverso da persona e persona – spiega il Dr. Placentino –. Quando il rischio è più alto, come nel caso di diabetici, ipertesi o soggetti che hanno già avuto un ictus o una evento ischemico transitorio (TIA), si prescrive l’anticoagulante. La fibrillazione atriale può essere trattata anche con farmaci anti-aritmici e, in alcuni casi selezionati, con l’ablazione, ossia con un intervento chirurgico mini-invasivo in sala operatoria che consiste nell’effettuare una bruciatura a livello cardiaco dell’atrio sinistro del cuore, entrando dalle vene delle gambe». La maggior parte dei cuori affetti da fibrillazione atriale non ha alterazioni rilevanti all’ecocardiografia, e possono pertanto essere considerati sani.
Alcuni fattori come l’ipertensione arteriosa e lo scompenso cardiaco possono predisporre a questa aritmia. Le forme ereditarie sono poco frequenti. «Dopo un primo episodio – consiglia –, è bene sottoporsi a una visita cardiologica che serve per capire se l’aritmia avviene in un cuore sano oppure se vi sono cardiopatie sottostanti. Un altro fattore importante da escludere è un disturbo tiroideo».

  • LE EXTRASISTOLI

Tra le tachicardie note, molto frequenti sono anche le extrasistoli. Ci sono quelle sopra-ventricolari che riguardano la parte alta del cuore e sono quasi sempre benigne e le quelle ventricolari che invece sono legate alla parte bassa del cuore e sono da indagare meglio. Si possono trattare con una terapia farmacologica come i betabloccanti o calcio antagonisti, fino ad arrivare agli anti-aritmici. Anche in tal caso, in casi selezionati, si può ricorrere all’ablazione. «La sensazione che si avverte in caso di extrasistole – afferma il Dr. Placentino – è quella di battito prematuro o anticipato. Vengono anche etichettate come uno “sfarfallio” a livello del torace, un battito in cui c’è una pausa del cuore che lascia la sensazione di vuoto. Questo può spaventare ma, come detto, le extrasistoli non sempre sono patologiche. Poi chiaramente dipende dal tipo di extrasistole, sopraventricolare o ventricolare, e quante se ne verificano nell’arco di 24 ore».

  • ARITMIE DA RIENTRO

Tra le altre forme di tachicardia, vi sono le aritmie da rientro, per esempio, che coinvolgono spesso pazienti giovani under 40 o 50 o anche di età pediatrica. «Si verificano – specifica il cardiologo di Ravenna 33 – perché sono presenti fibre elettriche in più nel cuore oppure perché si creano dei circuiti in cui l’impulso elettrico gira vertiginosamente come in una rotonda, causando l’aritmia. La cura consiste nell’utilizzo di farmaci e nei casi ricorrenti è molto utilizzata l’ablazione transcatetere, anche per evitare l’utilizzo prolungato di farmaci, specie nei pazienti più giovani».

  • TACHICARDIE VENTRICOLARI

Ci sono, infine, le tachicardie ventricolari che sono quelle potenzialmente più pericolose. Va detto però che, la maggior parte, avviene in pazienti che hanno già avuto infarto del miocardio, cardiomiopatie o miocarditi. Spesso vengono trattate con antiaritmici e con ablazione transcatetere o con impianti del defibrillatore.

BRADICARDIE

  • PAUSE CARDIACHE O SISTOLICHE

«Va anzitutto premesso – precisa il Dr. Placentino – che in molti casi la bradicardia è fisiologica perché ci sono persone giovani e tanti atleti che hanno normalmente battiti ben sotto i 60 al minuto. Anzi, negli sportivi, avere frequenze cardiache basse aiuta ad avere prestazioni migliori». Le bradicardie che val la pena di valutare si manifestano come pause cardiache o sistoliche, ossia nell’assenza di uno o più battiti. Nelle persone più adulte e con problematiche cardiovascolari vanno prese in considerazione. Più che il numero di battiti è la sintomatologia che interessa: sincopi o svenimenti, vertigini anche pre-sincope.
Non esistono terapie extra ospedaliere per fare aumentare il battito cardiaco, per cui nei casi in cui la bradicardia patologica sia associata a sintomi, si valuta l’impianto di pacemaker». Quando si avverte un battito irregolare, è sempre bene rivolgersi a un cardiologo, meglio ancora se aritmologo che esaminerà la storia del paziente durante la visita, per poi procedere all’elettrocardiogramma ECG, utile per rilevare l’impulso elettrico del cuore, ed ecocardiogramma per valutare l’aspetto morfofunzionale del cuore: forma, dimensione e contrattilità. Spesso è interessante sapere se a livello familiare ci sono stati casi di decessi improvvisi, ossia inaspettati, durante il sonno o l’attività sportiva, soprattutto da giovani e under 50, senza particolari problematiche cardiache o di altro genere. Qualora fosse necessario si procede a esami di secondo livello come l’Holter ECG 24 ore o il test da sforzo e, in casi selezionati, a risonanza magnetica del cuore e angio TAC coronarica.