• 12.11.2015 - Sto a dieta ma non dimagrisco, perchè'?


12.11.2015 - Sto a dieta ma non dimagrisco, perchè'?


La refrattarietà al calo di peso può essere vinta con l'approccio giusto.

Questa è una delle domande più comuni che ci pongono i nostri pazienti. Molte persone hanno la percezione di “stare attente” alla alimentazione eppure di non riuscire a perdere peso. Molte possono essere le risposte, che tuttavia richiedono una attenta valutazione medica e nutrizionale e – ove opportuno anche approfondimenti clinici.

Sulla base della raccolta dell'anamnesi alimentare, motoria e la ricostruzione dell'andamento del peso nel tempo è possibile innanzitutto identificare coloro che sottostimano il loro apporto di calorie, pensano di mangiare poco od il giusto ma in realtà assumono calorie extra rispetto ai loro effettivi fabbisogni con piluccamenti tra un pasto e l'altro o nelle ora notturne, condimenti eccessivi, bibite zuccherate o contenenti alcool, spesso a fronte di una condizione di sedentarietà che contribuisce a ridurre i consumi energetici. In questi casi, correggere le abitudini alimentari errate ed iniziare gradualmente ad essere fisicamente attivi, possibilmente con l'aiuto di operatori qualificati, permette di risolvere questo stallo.

Nei casi in cui invece il bilancio energetico sembrerebbe essere in effetti negativo, è necessario riconoscere e curare altre cause di refrattarietà alla riduzione del peso:

  • alterazioni della funzione tiroidea e surrenalica, deficit di vitamina D
  • sonno scarsamente riposato, eccessivi livelli di stress psicologico e fisico
  • deficit del metabolismo energetico a riposo
  • deficit della ossidazione dei lipidi
  • ipercatabolismo proteico (quest'ultimo spesso associato a ridotte masse muscolari e/o ad insufficiente apporto e distribuzione delle proteine con la dieta)


In questi casi gli approfondimenti effettuabili presso i Centri di secondo livello e che possono essere richiesti dal Medico specialista, su base individuale, sono rappresentati da esami del sangue specifici, la valutazione psicologica clinica, la misurazione del dispendio energetico a riposo e della ossidazione dei nutrienti mediante calorimetria indiretta, l' azoto urinario delle 24 ore, la valutazione della composizione corporea, lo studio del sonno mediante polisonnografia.

Una volta effettuata la corretta diagnosi, l'approccio multidisciplinare (medico, dietistico, psicologico, motorio) integrato da prescrizioni nutraceutiche o farmacologiche ove necessario permette nella grande maggioranza dei casi (e si tratta di persone che spesso hanno già una lunga storia di tentativi inefficaci) raggiungere risultati soddisfacenti.

A cura di
Prof.ssa Maria Letizia Petroni
Medico specialista in Medicina Interna
Nutrizionista Clinico
Ravenna 33